Alcologiarassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 9 maggio 2020

9 Maggio 2020
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RASSEGNA STAMPA SU VINO, BIRRA E ALTRI ALCOLICI

A cura di Roberto Argenta, Guido Dellagiacoma, Alessandro Sbarbada

La rassegna stampa di oggi è dedicata alla memoria di un caro amico che ci
ha lasciato, e che tanto si è speso nel contrasto delle sofferenza legate al
bere.

Grazie RENATO BERNARDINIS

DA FACEBOOK

European School of Alcohology and Ecological Psychiatry

Scrive Francesco Piani

Cari amici,

è con profonda tristezza che vi annuncio la scomparsa di Renato Bernardinis,
che moltissimi di voi, anche all’estero, ricorderanno per la collaborazione
generosa, costante e attenta che ha dato ai programmi della Scuola Europea e
soprattutto ai programmi italiani dei club. Renato è stato il primo
alcolista trattato a Udine nel 1979 da Hudolin stesso, dal dott. Buttolo e
dalla sua equipe. E’ stato segretario dell’Associazione Regionale dei Club
del Friuli Venezia Giulia e dell’AICAT ed ha contribuito allo sviluppo dei
club in Italia. E’ stato vicino al prof. Hudolin e alla moglie Visnja fino
alla loro scomparsa e non ha mai mancato di recarsi a Zagabria ogni anno a
deporre fiori sulla loro tomba in occasione dell’anniversario della morte.
Lo ricorderemo tutti come un vero compagno di viaggio, disponibile e
generoso. Mancherà alla grande famiglia dei club sia in Italia che
all’estero e alla Scuola Europea.

Riposa in pace, Renato…..

LA NAZIONE Pistoia

Torna a casa ubriaco e minaccia la moglie con un coltello, arrestato

L’uomo, anche dopo l’arrivo dei militari, ha continuato nella sua condotta
violenta, fino a che non è stato immobilizzato e condotto in caserma

Pistoia, 9 maggio 2020 – È rientrato a casa ubriaco ed ha insultato e
minacciato la moglie con un coltello. Per questo un 33enne, da pochi mesi
residente a Pistoia, è stato arrestato dai carabinieri del nucleo operativo
e radiomobile della compagnia di Pistoia, intervenuti sul posto. L’uomo,
anche dopo l’arrivo dei militari, ha continuato nella sua condotta violenta,
fino a che non è stato immobilizzato e condotto in caserma. Secondo quanto
appreso, la vittima ha riferito ai inquirenti che da molto tempo era
sottoposta a continue minacce e vessazioni da parte del marito, anche in
presenza del figlio minorenne. Dopo la convalida dell’arresto l’uomo,
originario del Marocco, è stato sottoposto alla misura degli arresti
domiciliari presso un’abitazione diversa da quella familiare.

IL TIRRENO Empoli

Quindicenne beve alcolici con amici e finisce in ospedale

Il sindaco di Montelupo Masetti : «Ci sono segnalazioni di minorenni che
girano in gruppo e senza mascherine»

Daniele Dei

EMPOLI. Belle giornate, vincoli da lockdown allentati, e così i gruppi di
adolescenti, pur non potendo secondo il Dpcm in vigore nella “Fase 2”
dell’emergenza Coronavirus, sono tornati di nuovo in giro, a gruppetti, in
barba alla distanze e alle regole. E anche se verrebbe quasi spontaneo
chiudere un occhio, il rischio è che in questi momenti in cui le scuole sono
chiuse, le attività sportive di gruppo sono bloccate e tutti i luoghi di
aggregazione inaccessibili, ci possano essere momenti di smarrimento o
bravate che possono andare anche a finire male. È il caso di quanto accaduto
nel pomeriggio di mercoledì dietro al cimitero di un paese dell’Empolese,
dove un ragazzo 15enne, in compagnia di un gruppo di amici, si è ritrovato
con un po’ di bottiglie di alcolici per passare il tempo.

Morale della favola, il giovane ha accusato un malore ed è stato necessario
l’intervento sul posto dell’automedica e di un’ambulanza del 118, chiamate
in codice giallo. Il ragazzo è stato poi portato all’ospedale “San Giuseppe”
di Empoli dove lo ha raggiunto la madre: adesso sta bene e, probabilmente,
se l’è cavata con una “tirata di orecchie”. Sul posto si erano recati anche
i carabinieri per capire la circostanza, considerato anche che i minorenni
non potrebbero essere in possesso di bevande alcoliche.

LA NAZIONE Pisa

Minimarket somministra bevanda alcolica, 5mila euro di multa

La Polizia era giunta sul posto per la segnalazione di un assembramento

Pisa, 9 maggio 2020 – Una telefonata in questura, ieri sera, segnalava un
assembramento in un minimarket di piazza delle Vettovaglie. Quando gli
agenti sono entrati nell’esercizio commerciale in realtà non hanno trovato
gruppi di persone ma hanno ‘pizzicato’ un dipendente a somministrare una
bevanda alcolica. In particolare il commesso passava la bevanda al cliente
dopo avere tolto il tappo. L’esercizio è stato sanzionato ai sensi della
Legge Regionale nr. 62 del 23 novembre 2018 che prevede un pagamento di una
sanzione di circa 5000 euro.

EDIZIONE CASERTA

Fase2 (di notte) ad alto tasso alcolico: lite dopo la sbronza. Arrivano i
carabinieri

SANTA MARIA CAPUA VETERE. La Fase2 l’hanno presa troppo a leggera, ma non da
sobri. La scorsa notte i carabinieri della locale Compagnia sono intervenuti
per sedare una lite tra due persone, favorita – stando alle prime
testimonianze – dall’elevato tasso etilico.

L’episodio è avvenuto alle 2 di notte nei pressi della stazione ferroviaria
della città del Foro. Nel corso dell’alterco due persone, un 40enne e una
45enne sono rimaste ferite lievemente anche se per fortuna non si è reso
necessario il trasporto in ospedale.

La coppia è stata identificata e poi affidata ai militari dell’Arma.

AFRICA-EXPRESS.INFO

Sudafrica: lockdown vieta trasporto alcolici birrificio dovrà eliminare
milioni di bottiglie

Il più grande birrificio sudafricano, SA Breweries (SAB), produttore di
Castle Lager, Hansa e Black Label, dovrà distruggere oltre 130 milioni di
litri di birra

Il più grande birrificio sudafricano, SA Breweries (SAB), produttore di
Castle Lager, Hansa e Black Label, dovrà distruggere oltre 130 milioni di
litri di birra (oltre 400 milioni di bottiglie) se il governo non autorizza
il trasporto della produzione nei depositi.

Durante il lockdown imposto da Pretoria dalla fine di marzo per arginare
l’espandersi della pandemia, il trasporto e la vendita di qualsiasi tipo di
bevanda alcolica sono tassativamente vietati, eccetto quelle destinate
all’export.

SAB ha sospeso gran parte della produzione il 23 marzo e dall’inizio della
quarantena scattata il 27 dello stesso mese, non ha più potuto trasportare
le bottiglie già pronto per la vendita nei propri magazzini. Secondo le
leggi vigenti, lo stoccaggio all’interno delle fabbriche non può superare un
tot di litri, ormai ampiamente superato.

Se Pretoria non dovesse rilasciare i permessi per il trasferimento
dell’ingente quantitativo di casse di birra, SAB dovrà eliminare le
giacenze, un’immensa perdita non solo per la fabbrica, ma anche per il
governo. Perchè i birrifici lavoreranno al 50 per cento delle proprie
capacità per i mesi a venire e saranno costretti a licenziare 2.000 operai,
circa la metà del personale, e infine lo Stato stesso perderà oltre 25
milioni di euro in introiti fiscali.

SAB ha fatto notare che ci vorranno mesi per eliminare una tale quantità di
birra e non esclude il rischio di gravi danni ambientali.

Il Sudafrica è il Paese maggiormente colpito dalla pandemia con 8.232 casi
positivi e ben 161 vittime, mentre le persone guarite sono oltre 3.153.

IL GIORNALE

“Virus? A noi ci protegge l’alcol”. Parla il ragazzo del focolaio di Vo’

Niky Sinigaglia intervistato a sorpresa il giorno del primo contagio in
Veneto. Il video diventò virale. Il suo racconto: “Sono un tipo molto
spontaneo”

Giuseppe De Lorenzo

Quando ancora il coronavirus era solo un nemico lontano e invisibile, alcuni
ragazzi se ne stanno seduti al bar a bere un goccio tra amici. Tutto scorre
da manuale. È un venerdì sera come gli altri. All’improvviso però il Veneto
scopre che prima vittima italiana del Covid-19 è Adriano Trevisan,
pensionato di Vo’ col vezzo delle carte.

Una giornalista si fionda sul posto, pizzica quei ragazzi seduti ai tavolini
all’aperto e scaglia una domanda in diretta: “Siete preoccupati?”. Uno dei
presenti, cuffia in testa e sigaretta in mano, risponde d’istinto: “Ma no,
no, no: noi abbiamo l’alcol che ci protegge”. Video subito virale e risate
in tutta Italia. Lui è Niky Sinigaglia, 24 anni tra pochi giorni, tipico
accento veneto, buona parlantina e un sorriso goliardico che trapela pure
attraverso il telefono: “Quel giorno era anche il compleanno della mia cara
mamma, per quello che le può interessare”.

Niky, cosa si ricorda di quella sera?

“Fino a qualche minuto prima di quel fatidico video per noi il problema era
in Cina. Non qui tra noi. La giornalista ci ha spiazzati. E io ho dato una
risposta impreparata”.

Ma era una domanda seria.

“Lì per lì non avevo capito la gravità della situazione, come nessun altro.
Poi abbiamo visto che nel giro di un’ora si sono svuotati bar, pizzerie e
anche la piazza. Il paese deserto in meno di un’ora, una cosa
impressionante. Nei giorni a seguire abbiamo iniziato a preoccuparci”.

Come le è venuto di rispondere in quel modo?

“Sono un tipo molto spontaneo. Ma non so da dove mi sia venuta, forse perché
noi veneti veniamo additati sul discorso dell’alcol…”

E a lei piace bere?

“Sì, le dico la verità. Ma non per ubriacarmi: mi piace il buon bicchiere di
vino, uno spritz, la birra. Noi veneti in fondo siamo conosciuti anche per
questo. E poi qui sui Colli Eugenei abbiamo più cantine che case. Il buon
bicchiere di vino fa parte della nostra vita”.

Cosa è successo dopo la pubblicazione di quel video?

“La gente mi chiamava e mi scriveva. Arrivavano cento richieste di amicizia
su Facebook ogni ora”

Qualcuno l’ha offesa?

“Molti hanno capito che era stata una risposta buttata lì. Ma qualcuno mi ha
insultato, dicendo ‘guarda ‘sto ignorante, ‘sto imbecille, ‘sto ubriacone'”.

E in paese?

“Lo stesso. C’è sempre quel 2-3% che ti viene contro. Ma la maggior parte
delle persone voleva farsi una foto con me. Tanti mi hanno chiamato ‘eroe’”.

Addirittura.

“Non so dirle il perché”

Durante la settimana che lavoro fa?

“Sono un ‘levabolli’, una specie di carrozziere. Raddrizziamo le ammaccature
delle auto, senza usare stucco o vernici ma solo con leve e ventose
apposite”

Cosa le manca di più adesso?

“Proprio quel momento al bar. Per noi è una sorta di traguardo settimanale:
alla fine dei nostri doveri, vogliamo concederci quello spritz e raccontarci
la settimana tra amici. Noi veneti preferiamo far così che scriverci
messaggi tutti i giorni o mettere una foto su Facebook”

Come è stata la vita in quelle due settimane di zona rossa a Vo’?

“Non è bello quando ti trovi ai confini del paese i militari, mascherina al
volto e mitra in mano. Ma ho un ricordo positivo. Avevamo molta più libertà
in quei 15 giorni che dopo col lockdown. Non erano vietati gli assembramenti
e ci trovavamo a giocare a calcetto al pomeriggio: gente di 40 anni che
giocava con ragazzi di 15. Bello, anche se in una brutta situazione”

È vero che quando hanno tolto la zona rossa eravate meno contenti di quando
l’hanno istituita?

“Beh… in parte sì. Perché a Vo’ tutti avevamo già fatto i tamponi. Alcuni
clienti mi vedevano come un infetto, ma io gli dicevo: ‘Ragazzi guardate che
è il contrario, perché io di test ne ho già fatti due e sono risultato
negativo ad entrambi, voi invece…’. Quando hanno riaperto il paese, abbiamo
iniziato ad avere paura della gente intorno non controllata. Il nostro era
un piccolo limbo, un guscio. Quasi quasi si stava meglio in quarantena”

Vi siete mai chiesti come sia arrivato il virus a Vo’?

“Sì, sono state fatte ipotesi e teorie”

Quali?

“Forse l’ha portato qualcuno da fuori. La Locanda al Sole (uno dei due bar
focolaio, ndr) offre anche gli alloggi. E si ferma molta gente. È possibile
che persone abituate a viaggiare, magari anche in Cina, abbiano alloggiato
qui in zona diffondendo il contagio. Ma le possibilità sono infinite”

Però alla fine Vo’ non ha pagato un prezzo alto: tre vittime e pochi
contagi. Merito del Modello Veneto?

“Ora non so dirle se abbiamo solo avuto una botta di cu.., ma a a quanto
pare qui a Vo’, porca miseria, siamo quelli che stanno meglio”

Anche stavolta il Veneto ha fatto di testa sua. Tamponi, chiusure,
riaperture. Ha avuto ragione Zaia?

“Non sono un grande esperto di politica, ma sembra che le scelte abbiano
dato i loro frutti. Quindi mi sento di dire, da veneto patriota, ben venga
che Zaia abbia preso certe decisioni andando controcorrente”

È orgoglioso in quanto veneto o perché leghista?

“Non mi ritengo di nessun partito. Secondo me ha fatto la mossa giusta. Ha
avuto i ‘coglioni’ per prendere quelle decisioni”

Fortuna o bravura?

“Una linea molto sottile. La stessa che divide il ‘buono’ dal ‘coglione’.
Secondo me 50-50”

Tutti i residenti di Vo’ sono stati sottoposti a tre tamponi. All’ultimo
giro sono stati fatti pure i test genetici per capire perché molti non si
sono infettati. Magari scoprono che è proprio l’alcol il segreto di Vo’…

(ride) “Devo dirle la verità, andando a letto qualche sera ci ho pensato. Mi
sono detto: vai a sapere te se nella cavolata che ho detto salta fuori che
sotto sotto avevo ragione. (ride) Posso garantire che in Veneto, il
bicchiere di vino a tavola c’è sempre. Come i russi che bevono la vodka, noi
abbiamo il vino che ci caratterizza. C’è poco da fare”

Qual è la prima cosa che farà alla fine del lockdown?

“Conosce già la risposta. Uno spritz”

IL GAZZETTINO Nordest

Ciclista ubriaco provoca un incidente: tasso alcolico sei volte oltre il
limite

TREVISO – In sella alla sua bici completamente ubriaco provoca un incidente.
Un ciclista è stato deferito all’autorità giudiziaria per aver provocato un
incidente in via Santa Bona Nuova a Treviso. L’uomo, un 50enne di origine
albanese e residente in un comune dell’hinterland, aveva un tasso alcolemico
di 3,54 g/l. Dopo la collisione con una vettura condotta da una trevigiana
40enne, il ciclista è stato infatti sottoposto ad alcol test perché trovato
dagli agenti della polizia locale di Treviso in condizioni che lasciavano
presumere uno stato di manifesta ubriachezza. In effetti, il ciclista è
risultato avere un tasso 6 volte oltre il limite di legge.

«Il soggetto ha accettato di sottoporsi al test alcolimetrico senza opporre
resistenza – afferma il comandante della polizia locale Andrea Gallo – Le
risultanze non hanno lasciato dubbi sul suo stato di ubriachezza che
peraltro superava di gran lunga la soglia prevista dal Codice della strada».
L’individuo è stato deferito all’autorità giudiziaria e ora rischia una
ammenda fino a 3mila euro e l’arresto fino a 24 mesi. Con la ripresa di
molte attività lavorative, il numero di sinistri stradali è aumentato: «Dal
1 marzo a 26 aprile il numero di incidenti si era quasi azzerato, con una
repentina ripresa dal 27 aprile, in concomitanza con l’aumento del traffico
stradale che ha raggiunto livelli dell’80% rispetto ai flussi di traffico
precedenti all’emergenza Coronavirus. Ci sentiamo di rinnovare le
raccomandazioni per una guida prudente rispettando le regole del Codice
della Strada così da garantire la sicurezza della collettività ed evitare
sanzioni».

EUROPACALCIO

Cicinho: “Real più grande del Milan, a Roma che ricordi. E l’alcol…”

«Tutti noi abbiamo un vuoto che solo Dio può riempire: non c’è denaro,
lavoro o famiglia che tenga» Ha raccontato Cicinho, detto il Reverendo per
il suo mestiere da chierichetto, al sito gianlucadimarzio.com. dove ha
narrato di tutti i suoi problemi avuti con l’alcol sin da ragazzino, e che
gli hanno precluso una carriera diversa e probabilmente più lunga.

«Sentivo un vuoto dentro, quando non giocavo ero depresso e mi facevo del
male. All’inizio ero felice, poi però ho perso il desiderio di giocare. Il
problema ero io. Non stavo più bene con me stesso il calcio era sempre stato
la mia vita, c’era qualcosa che non andava. Dovevo cambiare, altrimenti
sarei andato incontro alla morte».

Un Cicinho che, nonostante tutti i problemi avuti, ha avuto l’onore e la
fortuna di giocare e vincere con alcuni fra i club più forti del mondo: «Ho
avuto la fortuna di vincere con il Real Madrid, la Roma e il Brasile, ma il
momento migliore resta la vittoria a Tokyo per 1-0 contro il Liverpool.
Conservo quell’immagine nel cuore» Doveva finire al Milan, ma, giustamente,
scelse il Real Madrid, se non altro per la quantità di campioni con i quali
avrebbe giocato: «C’erano Ronaldo, Roberto Carlos, Raúl, Guti, Casillas,
Zidane, Beckham, Robinho, Julio Baptista, Sergio Ramos…»

IL suo ricordo a Roma è invece legata alla clamorosa accoglienza che ci fu
il giorno del suo arrivo a Fiumicino («prima di me fu accolto così solo
Batistuta») e soprattutto il fatto di essere stato tra i protagonisti
dell’ultima vittoria di un trofeo per la squadra giallorossa. «La gioia dei
tifosi non posso dimenticarla. Mi sorprende sia l’ultimo trofeo vinto perché
hanno sempre avuto grandi squadre con Totti, De Rossi e molti altri. Mi
sento privilegiato, ho inciso il mio nome nella storia della Roma»

Associazione Nuovo Paradigma O.d.V. – C.F. 91071720931

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